Lombardia

martedì 17 novembre 2009

Primo resoconto dell'evento al carcere di Bollate

"Facciamo la pace!" è stato il titolo della tavola rotonda organizzata all'interno della casa di reclusione di Milano - Bollate il 10 novembre 2009, giorno del passaggio a Milano della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.
La tavola rotonda ha fatto seguito alla marcia effettuata all'interno del carcere il 2 ottobre scorso, giorno della partenza della Marcia Mondiale in Nuova Zelanda, e che poi ha visto la partecipazione di alcuni detenuti in "libera uscita" al karaoke di piazza Duomo.
I temi proposti dalla Marcia Mondiale hanno dato il la ad una serie di interventi in cui si sono alternati oratori interni al carcere (detenuti e operatori) con oratori esterni, tra cui un rappresentante della Marcia Mondiale.
Ad assistere un pubblico di oltre 200 persone, tra cui alcuni ragazzi rappresentanti di una scuola che da anni collabora con iniziative all'interno del carcere.
Dai temi più generali, come la pace, le guerre, il pericolo nucleare, la violenza e la nonviolenza, si è passati a temi più specifici legati alla condizione di detenuto e alla difesa dei diritti umani di chi si trova in quella particolare condizione. Nessun intervento è mai scaduto in facile retorica ed è stato particolarmente toccante sentire che sia da parte di chi ha praticato violenza e ora ne paga le conseguenze, i detenuti, sia da parte di chi si trova nel ruolo di doverne limitare la libertà, c'è lo sforzo di mantenere aperto un dialogo e un percorso comune che cerca di sradicare la violenza dal cuore delle persone e nei rapporti umani, ognuno mettendo in discussione i propri comportamenti ed i propri ruoli.
Può sembrare un paradosso ma, proprio all'interno di un'istituzione repressiva che per propria natura convive giornalmente con la violenza sotto molti aspetti, si sono potute ascoltare parole che hanno dimostrato che una delle aspirazioni della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, quella di contribuire a creare quel ripudio profondo e sentito della violenza a favore della vita umana e dei più elementari diritti umani, sta cominciando a diventare una realtà. Non un solo intervento ha cercato di giustificare la violenza!
Certamente il carcere di Bollate rappresenta un'eccezione nel panorama del sistema penitenziario italiano. Lo testimonia la recente morte di Stefano Cucchi e tante altre vicende dolorose che non assurgono agli onori delle cronache. Sulla nostra strada, dentro o fuori le carceri, troveremo resistenze, ostacoli e minacce che potranno rallentare la nostra marcia ma non fermarci. Il futuro è dalla nostra parte e la convinzione di essere dalla parte giusta deve farci avanzare con forza ed allegria
Sergio Ferrari  per la nostra comunità..