“La nonviolenza è la più grande forza a disposizione dell’Umanità” Gandhi

“La cosa peggiore non è la violenza degli uomini malvagi ma il silenzio degli uomini onesti” Martin Luther King

“Dall’approccio violento alla violenza non deriverà la pace. La nonviolenza è l’unica via di uscita” Silo (Mario Rodriguez Cobos)

Cosa è la nonviolenza attiva?

La violenza nel mondo di oggi cresce e si espande in tutti campi, generando un clima di paura, incertezza, asfissia e chiusura. Non si tratta solo della violenza fisica della guerra e della criminalità, ma anche di quella economica, razziale, religiosa, psicologica, di quella domestico-familiare e della violenza interna. A volte ci capita di ascoltare la parola nonviolenza ma, anche per superficialità nell’informazione, non sempre ne abbiamo un’idea precisa. La nonviolenza non è il pacifismo, non è una semplice metodologia per le manifestazioni.
La nonviolenza non è  l’atteggiamento rassegnato di chi, per paura, evita lo scontro. La nonviolenza è una grande filosofia di vita e metodologia di azione, che si è sempre ispirata a profonde convinzioni morali e religiose e oggi é l’unica risposta coerente alla spirale di violenza che ci circonda.

Spesso si identificano nonviolenza e pacifismo, ma in realtà quest'ultimo non è un metodo d'azione né uno stile di vita, ma una denuncia costante contro la corsa agli armamenti. Da quanto sopra, si deduce che la nonviolenza e la nonviolenza attiva consistono in un impegno personale, uno stile di vita e una metodologia per il cambiamento sociale.

NONVIOLENZA si scrive senza il trattino separatore, perchè la nonviolenza non è la semplice negazione della violenza bensì un valore autonomo e positivo.

Genealogia della nonviolenza

Queste sono figure storiche e correnti di pensiero che appaiono nell’albero genealogico del movimento per la nonviolenza.
Studiarne le idee e le azioni significa entrare in contatto con il processo di scelta della nonviolenza come metodologia di azione.
Alcuni dei personaggi forse non sono esistiti nella forma che è giunta fino a noi, ma qualunque sia stata la loro realtà, essi sono importanti come modelli e fonte di ispirazione.

Amenhotep IV (Akhenaton), Antico Egitto

Nel XIV secolo AC questo faraone condusse una profonda rivoluzione, instaurando una religione monoteista e avviando trasformazioni politiche basate sulla pace e sulla giustizia sociale.

Zarathustra

1200 o 600 AC? in Persia, il giovane Zarathustra (si diceva che fosse nato da una vergine) incominciò a predicare che c’era un solo vero e saggio Dio, Ahura Mazda (Dio della saggezza). Ciò diede origine allo Zoroastrismo come religione, aprendo la strada alle attuali tradizioni monoteiste giudaica, cristiana e islamica. Tramite i Parsi ebbe anche influenza sull’Induismo e sul Buddismo.
Il suo insegnamento era: “Pensa bene, fai buone azioni, dì la verità”. Un’etica di responsabilità personale: “C’è un solo modo di combattere il male, quello di aumentare la bontà, ed un solo modo di combattere contro l’oscurità, diffondendo la luce. Così solo facendo crescere l’amore e non combattendosi l’un l’altro si possono eliminare l’odio e l’inimicizia”.

Jainismo: Ahimsa (nonviolenza)

Il Jainismo nacque in India più o meno nello stesso periodo del Buddismo. Lo fondò Mahavira (599-527 AC) intorno al 500 AC. Mahavira, come Budda, apparteneva alla casta dei guerrieri. Mahavira fu chiamato ‘Jina’ che significa ‘il grande vincitore’ e da lì derivò il nome della religione.
In molti aspetti il Jainismo è simile al Buddismo. Entrambi si sviluppano in contrasto alla filosofia brahminica che dominava in quel periodo nel nord-est dell’India. Entrambi propongono la credenza nella reincarnazione che porta nel futuro alla liberazione. Il Jainismo differisce dal Buddismo nelle sue credenze ascetiche. Entrambe le religioni mettono enfasi nella nonviolenza, che costituisce però nel Jainismo il principio centrale.

Gautama Budda, India

Nacque principe e suo padre cercò di tenerlo a palazzo, lontano da ogni sofferenza e dedito al piacere illimitato. In gioventù viaggiò per il mondo e restò inorridito di fronte a tanto dolore, sotto forma di vecchiaia, malattia e morte. Cercò di raggiungere lo sviluppo spirituale attraverso le forme ascetiche conosciute a quel tempo e, non potendolo conseguire, sviluppò il “cammino medio” e lo insegnò ai suoi discepoli. 2500 anni fa propose la filosofia della nonviolenza, l’amore universale e la pace. L’imperatore indiano Ashoka Maurya riconobbe ufficialmente questa filosofia nel III secolo AC e inviò missionari buddisti in Estremo Oriente e in Asia centrale. Grazie a questa iniziativa di espansione del messaggio di pace e nonviolenza è ricordato non solo dagli indiani, ma dai pacifisti di tutto il mondo.

Re Ashoka, India

I suoi decreti fondati sull’Ahimsa sono la base delle riforme che istituì e dei principi morali che raccomandò nell’intento di creare una società giusta ed umana.
Nacque in India nel 304 AC. Otto anni dopo la sua incoronazione gli eserciti di Ashoka attaccarono e conquistarono Kalinga. Le perdite causate dalla battaglia, dalle rappresaglie, dalle deportazioni e i tumulti che sempre si verificano come conseguenze di una guerra produssero tanto orrore nel re da provocare un cambiamento totale nella sua personalità. Ashoka dedicò il resto della sua vita al tentativo di applicare i principi buddisti all’amministrazione del suo immenso impero. Il suo appoggio fu fondamentale per l’espansione del buddismo non solo in tutta l’India, ma anche all’esterno. Morì nel 232 AC, dopo 38 anni di regno.

Platone

628 AC. Ne “La Repubblica” e “Le Leggi” Platone afferma non solo che la divisione in fazioni e la guerra civile sono il più grave pericolo per la città, ma anche che la pace ottenuta attraverso la vittoria di una fazione e la distruzione dei suoi rivali non può essere migliore della pace sociale raggiunta attraverso l’amicizia e la cooperazione delle parti di tutta la città. Per Platone la pace non è l’affermazione di uno status quo basato sugli interessi di gruppi privilegiati, ma un valore desiderato abitualmente dalla maggioranza. Platone non è a favore della guerra e della vittoria di una classe, ma della pace nella diversità sociale.

Gesù Cristo, Antica Giudea

Ecco alcuni dei suoi insegnamenti nonviolenti riportati negli scritti degli apostoli. “Gesù disse: riponi la spada, perché colui che uccide con la spada di spada morirà.” (Matteo 26:52).
“Avete sentito che si disse: occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico: non resistere al malvagio: Se qualcuno vi colpisce su una guancia, offrite l’altra guancia. Se qualcuno ti chiama in giudizio per avere la tua tunica, lasciagli anche il mantello; e se qualcuno ti ordina di andare per un miglio, vai due miglia con lui” (Matteo 5.38-41) e “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra” (Giovanni” 8.7)

Il Talmud (Testo Sacro ebraico)

“Per amore della pace si può mentire, però la pace stessa non deve mai essere una menzogna”. “Chiunque distrugga una sola vita è colpevole come se avesse distrutto il mondo intero e chiunque salvi una sola vita ha tanto merito come se avesse salvato il mondo intero”. (Questo passaggio si trova anche nel Corano).

La Fede Bahai

“A tutti voi do questo incarico : che ognuno concentri tutti i pensieri del suo cuore nell’amore e nella unità. Quando appare un pensiero di guerra, opponetegli un pensiero di pace più forte. Un pensiero di odio deve essere distrutto da un più potente pensiero d’amore. I pensieri di guerra distruggono tutta l’armonia, il benessere, il riposo e la felicità; i pensieri d’amore sono costruttori di fratellanza, pace, amicizia e felicità”. Abdu’l Baha.

Sufismo e Islam

La dottrina di Ibn Arabi è che l’universo intero è la Sua manifestazione. Questo porta alla demolizione delle barriere fra le persone di diverse religioni. Così pace, amicizia e amore furono al centro di questa scuola di sufismo. Mansur Al Hallaj (martirizzato nel 922) espone la dottrina psicospirituale “delle due nature”. I Sufi si oppongono alla nozione che l’autorità religiosa sia basata su titoli e rango; piuttosto i maestri Sufi guadagnano accettazione e appoggio grazie alle loro capacità di comprensione e di chiarimento dei propri discepoli.
La storia del Sufismo è piena di esempi di cooperazione fra religioni diverse.

Laura Cereta, una femminista del Rinascimento

Scrittrice del XV secolo che enfatizzò la importanza delle emozioni in un genere (la critica) a lungo ritenuto dominio della sola razionalità; tentò di ridefinire e ricostruire il concetto di genere. Propose il mutuo appoggio fra donne e l’idea di comunità di donne. Vide il lavoro domestico come una barriera per le aspirazioni letterarie delle donne e sostenne che “tutti gli esseri umani, comprese le donne, nascono con il diritto all’educazione”. Elevò la corrente della letteratura femminile ai generi e ai riconoscimenti allora riservati ai soli uomini e cercò i modi per fare accedere le donne alla vita pubblica.

Bartolomeo de Las Casas (1484-1566)

Frate Bartolomeo de Las Casas dedicò la propria vita alla difesa delle popolazioni indigene. Viene considerato oggi uno dei precursori della teoria e della pratica dei Diritti Umani.
Colono spagnolo, sacerdote, fondatore di una comunità utopica e primo vescovo di Chiapas, nel XVI secolo fu uno studioso, storiografo e avvocato dei Diritti Umani. E’ stato definito padre dell’anti-imperialismo e dell’anti-razzismo.

Gorge Fox, fondatore dei Quaccheri

1624-1691. Visse in un’epoca di grande rivoluzione sociale. Si ribellò alla generale alleanza fra religione e politica e propose un approccio non abituale e senza compromessi alla fede cristiana.
Fin dal 1600 i Quaccheri lottarono contro la schiavitù, dando inizio al movimento abolizionista.
Sulla nonviolenza: “Neghiamo assolutamente tutte le guerre e dispute e lotte con armi esterne, per qualunque fine e sotto qualsiasi pretesto e questa è la nostra testimonianza al mondo intiero.” Dichiarazione al re Carlo II, 1660. “Un buon fine non può santificare mezzi malvagi; né dobbiamo compiere il male nella nostra vita, anche se ne potrebbe venire qualcosa di buono” William Penn, 1693.

Tom Paine e Jean-Antoine-Nicolas de Condorcet

“La povertà, suggerirono, è inaccettabile e deve e potrebbe essere eliminata”. Paine (1737-1809) nacque in Inghilterra e lottò per l’indipendenza americana. Il suo libro “I diritti dell’uomo” fu pubblicato nel Regno Unito nel 1792. Venne proibito per la sua posizione contro l’ordine stabilito, ma questo divieto contribuì ad aumentare le vendite. Si oppose alla schiavitù e fu tra i primi difensori della sicurezza sociale, dell’educazione pubblica gratuita e per tutti e di un salario minimo garantito.
Condorcet era un aristocratico francese che si unì alla rivoluzione e morì in prigione nel 1794.
Fu filosofo, matematico ed enciclopedista. Scrisse a favore del pacifismo, della parità sessuale e dei servizi sociali.
Entrambi appoggiarono la Rivoluzione Francese, ma si opposero agli eccidi.

Mary Wollstonecraft

Descrisse il processo con il quale i genitori educano le figlie ad essere docili. Sostenne che se si incoraggiano le bambine fin da piccole a sviluppare la mente si vedrebbe che sono creature razionali e che non esiste assolutamente alcuna ragione per non dare loro le stesse opportunità dei maschi riguardo all’educazione. Le donne devono potere accedere alle professioni e avere carriere pari a quelle degli uomini. (“Una rivendicazione dei diritti delle donne”, pubblicato durante la Rivoluzione Francese).
Morì di parto. (Sua figlia Mary Shelley scrisse Frankestein)

Emmanuel Kant

Nel 1795 Kant pubblicò un saggio intitolato: ”Verso la pace perpetua: un bozzetto filosofico”. Secondo lui il trattato di Basilea tra Prussia e Francia era solo “la sospensione delle ostilità, non una pace”. Nel suo saggio Kant sostiene che è un dovere immediato dell’umanità quello di risolvere il problema della violenza e entrare nell’ideale cosmopolita di una comunità universale di tutti i popoli, governata attraverso le leggi.
Kant credeva che la pace si sarebbe potuta estendere gradualmente.
Il primo passo era che gli stati divenissero repubbliche. Come secondo passo tutti gli stati si sarebbero uniti in una federazione. Un giorno questa federazione avrebbe abbracciato tutti i popoli della terra. Questa viene considerata la ispirazione per la creazione della Lega delle Nazioni, come forma per farla finita con tutte le guerre.

Henry David Thoreau (1817-1862), Stati Uniti

nordamericano, poeta e filosofo pratico, noto per la dottrina del Trascendentalismo (che fra l’altro si occupava di come porre termine alla barbarie della schiavitù), per il suo capolavoro Walden (1854) e per essere stato uno strenuo sostenitore dei diritti civili, come evidenziato nel saggio “La disobbedienza civile”(1849). “Uno ha l’obbligo morale di rifiutarsi di cooperare con un sistema sociale ingiusto”.

Leon Tolstoj (1828-1910), Russia

Romanziere russo, riformatore, pacifista e pensatore morale, noto per le sue idee sulla resistenza nonviolenta.
Di origini aristocratiche, rinunciò ai suoi privilegi.
Le credenze cristiane di Tolstoj erano basate sul discorso della montagna e particolarmente sulla raccomandazione di “porgere l’altra guancia” , che egli vide come una giustificazione del pacifismo.
Queste credenze emersero da una crisi vitale che iniziò con una depressione profonda, al punto che se vedeva una fune pensava di impiccarsi e doveva nascondere le armi per non suicidarsi.
Appena uscito dalla depressione propose le sue radicali e nuove idee, molto originali per la cristianità. Egli credeva che un cristiano deve guardare dentro al suo cuore per trovare la felicità interna, invece di cercarla all’esterno.
La sua credenza nella nonviolenza affrontando l’oppressione è un’altra caratteristica specifica della sua filosofia. L’influenza che questa idea ha avuto su Mohandas Gandhi ha avuto molto rilievo nella storia della nonviolenza.
Egli riteneva che l’aristocrazia fosse un peso per i poveri e che l’unica possibilità per vivere insieme fosse l’anarchia. Si oppose anche alla proprietà privata e all’istituzione del matrimonio e sostenne il valore delle pratiche di castità e di astinenza sessuale.
In una delle sue lettere, Tolstoj osservò che Thoreau aveva scritto sulla disobbedienza civile quasi 50 anni prima. Disse inoltre di essere stato influenzato dai quaccheri e dal movimento abolizionista negli Stati Uniti.

Mohandas K. Gandhi (1869 - 1948), India

Nel 1889 Gandhi andò in Inghilterra per studiare legge e si laureò a Londra. Lì vari amici vegetariani che facevano parte del suo gruppo di sostenitori lo persuasero a studiare la religione e la letteratura indiane. Tuttavia quando tornò in India non riuscì a trovare lavoro, cosicché accettò l’offerta di trasferirsi in Sudafrica, per lavorare come avvocato per un ricco commerciante indiano che si era stabilito là.
Durante il viaggio verso il suo luogo di lavoro, Gandhi fu maltrattato da funzionari bianchi della compagnia ferroviaria a causa del colore della sua pelle. In seguito a questo avvenimento Gandhi incominciò a pensare al trattamento delle minoranze e alle possibilità di migliorare la situazione. All’epoca l’apartheid o la segregazione razziale erano la legge e la politica del governo del Sudafrica. Così, una volta sbrigate le questioni legali per il suo principale, Gandhi incominciò a organizzare la comunità indiana per esigere il rispetto dei suoi diritti civili. Durante i vent’anni di permanenza in Sudafrica, Gandhi sviluppò i principi di resistenza nonviolenta e condusse questa lotta fino al confronto nonviolento con il governo. Le regole di resistenza che propose sono:
- Non colpire chi ci colpisce (nessuna vendetta)
- Sopportare il dolore personale e, se è necessario, la morte.
- Esprimere l’amore ed il perdono verso l’oppressore
- Non alimentare l’intenzione di danneggiare o umiliare l’oppressore, ma alimentare il desiderio di riconciliare le differenze.

Dopo avere ottenuto molte riforme dei diritti civili, nel 1914 Gandhi lasciò il Sudafrica e ritornò in India. Dapprima viaggiò lungamente per il paese per vedere le condizioni nelle quali vivevano i poveri e per apprendere da loro in che modo li avrebbe potuti aiutare. Quindi incominciò a protestare contro il governo coloniale in India. Appoggiò i coloni del distretto di Champaram nella loro lotta contro i proprietari britannici che li opprimevano. Ottenne una giusta retribuzione ed un giusto prezzo per i prodotti dei coloni. Mediò con un buon risultato una disputa della industria tessile nella città di Ahmedabad. Quando il distretto di Bardoli rifiutò di pagare quelle che riteneva tasse ingiuste, Gandhi incoraggiò altri distretti a fare lo stesso in appoggio a Bardoli, credendo che questo avrebbe fatto cedere il governo britannico. Tuttavia quando alcuni dei suoi organizzarono una protesta nella quale uccisero 22 poliziotti in Churi-Chaura, Gandhi sospese la ribellione. Si sentiva personalmente responsabile per la strage, non voleva uccidere degli inglesi per ottenere pace e giustizia per la sua gente.
Secondo Gandhi uccidere per conseguire i propri scopi era sbagliato. Continuò ad essere fedele ai suoi principi di nonviolenza e si guadagnò il titolo di Mahatma (grande anima).
Durante la seconda guerra mondiale la lega musulmana si separò da Gandhi e volle che l’India venisse divisa in due paesi, uno principalmente musulmano ed uno principalmente hindù. Dato che ogni città, cittadina e villaggio avevano popolazioni miste di diverse religioni e sette, Gandhi non era d’accordo con questa posizione; sentiva che questa divisione avrebbe portato ad una guerra e nel 1947, quando gli inglesi divisero il paese in India e Pakistan la sua previsione divenne realtà. Durante quel periodo di guerra civile, Gandhi si trasferì nello stato del Bengala, nell’India Orientale e portò la pace in quella parte del paese. Andò poi a Delhi e fece lo stesso; decise in seguito di recarsi nel paese recentemente creato del Pakistan a invocare la pace. Ma il 30 gennaio 1948 la sua missione di pace terminò: fu assassinato da un fanatico hindù.

Le suffragette

In Gran Bretagna e negli Stati Uniti lavorarono per decenni per ottenere il diritto di voto, dapprima attraversa la persuasione e quando questa fallì, attraverso la disobbedienza civile, una tattica in seguito adottata in molte proteste. Ruppero lampioni, tagliarono linee telefoniche e rovinarono quadri nei musei.
Una suffragetta si buttò sotto il cavallo del re durante una corsa e fu uccisa.
Nel marzo 1913 5.000 donne organizzarono una dimostrazione per il suffragio a Washington, resistendo agli attacchi della folla fino a che non intervennero le truppe della cavalleria. “Niente meno che una sommossa” fu la descrizione di un corrispondente della stampa. Otto mesi più tardi una protesta di fronte al parlamento si trasformò in un “venerdì nero” che uno storico descrisse come “una battaglia fra la polizia e non i disoccupati o i senzatetto, ma donne di classe media e alta di tutte le età”. Non tutte erano d’accordo con lo stile sostenuto dalla Pankhurst e nel 1907 molti membri lasciarono il gruppo con Despard, Edith Martyn, Teresa Hillington-Greig, Octavia Lewin e Caroline Hodgeson, formando un altro gruppo militante, ma decisamente orientato verso la nonviolenza, la Lega delle Donne per la Libertà, che si impegnò in azioni di disobbedienza civile.

Aldo Capitini, Italia

Durante la dittatura di Mussolina fu molto attivo, facendo propaganda antifascista fra la gioventù dell’Italia centrale. Scrisse un libro nel quale enfatizzò le infinite possibilità di qualsiasi persona comune, nella quale una grande esperienza di liberazione può avere inizio da un processo interiore, di fronte all’oppressione di una società negativa; un’espressione caratteristica di quel periodo è: ”Dio non è una verità, Dio è scegliere”. Anche se non apparteneva ad un partito la sua vita divenne un esempio fra gli italiani antifascisti.
Egli osservò che “la questione fondamentale non è la conoscenza del metodo, ma piuttosto avere l’ aspirazione, essere aperti allo spirito della nonviolenza”.
Nel 1961 (nel momento della crisi dei missili di Cuba) lanciò la marcia della pace Perugia-Assisi (28 km). Per la prima volta marciarono come amici gli appartenenti ad una grande diversità di correnti pacifiste, anche se provenienti da ideologie molto differenti. Questo evento diede inizio ad una tradizione italiana: la marcia per la pace che si è ripetuta molte volte, come un evento a livello nazionale.

Albert Einstein, Svizzera

Einstein credeva nella nonviolenza e si oppose alla prima guerra mondiale. Disse: ”Mi influenzarono un’attitudine morale verso la vita, l’amore per la giustizia e per la conoscenza e un desiderio di indipendenza personale”. Appoggiò il desiderio degli ebrei di una patria in Palestina, non come uno stato politico, ma come un luogo dove potessero sviluppare la loro cultura e condividere la terra con i loro vicini.

Martin Luther King, Stati Uniti

Martin Luther King Jr nacque in una famiglia di classe media lavoratrice, rispettata e ben educata. Analizzò gli scritti di Mahatma Gandhi quando era studente e comprese che i metodi di resistenza nonviolenta di Gandhi costituivano gli strumenti corretti per ottenere i diritti civili delle minoranze povere. A coloro che lo accusavano di causare problemi, King rispondeva che le persone maltrattate e discriminate possono ottenere pace e giustizia solo attraverso agitazioni nonviolente, fino a che le loro richieste non vengono ascoltate.
Il boicottaggio degli autobus di Montgomery del 1955-1956 gli diede la prima opportunità di praticare la resistenza nonviolenta alle leggi ingiuste. Rosa Parks, una camiciaia nera, si rifiutò di cedere il suo posto sull’autobus ad un passeggero bianco, come era richiesto dalla legge nel sud in quel momento; fu arrestata e portata in giudizio. I cittadini negri di Montgomery, Alabama, decisero di boicottare gli autobus per un giorno. Questo ebbe un tale successo che continuarono e si rifiutarono di salire sugli autobus finché non avessero ottenuto quelli che consideravano i loro diritti civili.
Il Dottor King divenne il leader di questo boicottaggio. Per 382 giorni la sua gente girò a piedi, con i muli, in bicicletta o in automobili condivise, ma in nessun caso andò al lavoro, a scuola o a divertirsi usando gli autobus. Il Dottor King fu accusato, incarcerato e umiliato; gli fecero persino saltare la casa con una bomba, ma lui non reagì mai fisicamente e insegnò ai suoi seguaci a utilizzare la pace e la nonviolenza per vincere le loro battaglie. Una sentenza della Corte Suprema pose fine alla discriminazione razziale negli autobus di Montgomery.
Nel 1964 gli fu assegnato il Premio Nobel per la pace.

Betty Williams e Mairead Corrigan, Irlanda del nord

Le due donne organizzarono marce nelle quali protestanti e cattolici manifestavano per la pace e contro la violenza. Nel 1976 fu loro assegnato il Premio Nobel per la pace. Si disse in quella occasione: ”Willams e Corrigan ci hanno dimostrato ciò che le persone normali possono fare per promuovere la pace. Hanno avuto il coraggio di fare il primo passo, in nome della umanità e per amore del prossimo; qualcuno doveva incominciare a perdonare…. L’amore del prossimo è uno dei valori dell’umanesimo, alla base della nostra civiltà occidentale. E’ della massima importanza che brilli quando l’odio e la vendetta minacciano di dominare. Il loro fu un atto altruista e coraggioso, che si dimostrò una ispirazione per migliaia di persone e accese una luce nell’oscurità…”.

Patrice Lumumba, Congo

Nel suo discorso in occasione dell’indipendenza disse: “Smetteremo di sopprimere il libero pensiero e veglieremo perché tutti i nostri cittadini sfruttino pienamente le libertà fondamentali previste nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Annulleremo la discriminazione in tutte le sue forme e assicureremo a tutti la condizione alla quale danno diritto, la dignità umana, il lavoro e la dedizione. Governeremo non con la pace delle armi e delle baionette, ma per una pace del cuore…”.

 

L’enigma Mandela, Sudafrica

Inizialmente la campagna di Mandela contro l’apartheid era basata sulla nonviolenza.
In seguito valutò che il sabotaggio e perfino lo scontro con le armi erano accettabili nella lotta contro uno dei sistemi più violenti che il mondo avesse conosciuto.
Gli fu assegnato il Premio Nobel per la pace  (Sembra che Nobel abbia istituito il premio per farsi perdonare l’invenzione della dinamite).
Gran parte della campagna che portò alla fine dell’apartheid fu di fatto basata sulla nonviolenza: pressione internazionale, disobbedienza civile, e lo stesso rifiuto di Mandela di lasciare la prigione (per  non rinunciare alla violenza) che fece ulteriormente crescere la pressione internazionale.
Mandela dovrebbe avere il suo posto in questa genealogia della nonviolenza?
Questo dibattito potrebbe aiutarci a chiarire molti punti.

 

Aung San Suu Kyi, Birmania

Le sue fonti di ispirazione sono Mahatma Gandhi, di cui aveva sentito parlare quando sua madre era ambasciatrice in India e suo padre Aung San, il leader della lotta per la liberazione della Birmania.
Aveva solo due anni quando il padre fu assassinato. Da Gandhi prese l’impegno per la nonviolenza, dal padre la comprensione del fatto che essere leader è un dovere che si può portare avanti solo con la fiducia e il rispetto della gente. Entrambi furono per lei esempi di indipendenza e di modestia e Aung San rappresenta una “semplicità” profonda.
Nel dicembre 1991, quando ricevette il Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu kyi era ancora in prigione per ordine della dittatura militare birmana e fu rappresentata nella cerimonia dai suoi due figli, dal marito e da un quadro posto di fronte al pubblico. Si formò la Lega Nazionale per la Democrazia, con Suu Kyi come segretaria generale. Promosse una politica di nonviolenza e di disobbedienza civile e sfidando la proibizione delle autorità girò il paese parlando davanti a grandi folle.
I suoi compagni di partito continuarono a fare campagna malgrado la fatica, gli arresti e le stragi da parte dei soldati, mentre a lei veniva proibito di partecipare alle elezioni. Fu messa agli arresti domiciliari senza processo, eppure il suo partito vinse le elezioni con l’82% dei voti. Il governo si rifiutò di riconoscere i risultati.
Suu Kyi è ancora agli arresti domiciliari, giacché ha rifiutato l’offerta della libertà se avesse lasciato la Birmania e si fosse ritirata dalla politica.

Shirin Ebadi, Iran

“Come avvocato, giudice, professore, scrittrice e attivista, ha parlato con forza e chiarezza sia in Iran che fuori dal paese. Ha preso posizione come una valida professionista, una persona coraggiosa, malgrado le minacce alla propria sicurezza.
Il suo principale campo di attività è il lavoro per i diritti umani fondamentali; nessuna società merita di essere chiamata civile se non si rispettano i diritti delle donne e dei bambini. In un’epoca di violenza, ha dato un importante sostegno alla nonviolenza. A suo parere è fondamentale che il massimo potere politico di una comunità si costituisca con elezioni democratiche. Sostiene che il chiarimento e il dialogo sono i migliori strumenti per risolvere i conflitti.” (Discorso alla consegna del Premio Nobel per la pace).

Michael Sergeyevich Gorbachev, Russia

Presidente dell’URSS dal 1985 al 1991. Tentò di ravvivare la debole economia sovietica attraverso riforme economiche (perestroika) e di liberalizzare la società e la politica attraverso l’apertura
(glasnost) e le elezioni. Lavorò per la riduzione degli armamenti a livello internazionale attraverso accordi con gli USA. Ritirò le truppe sovietiche dall’Afganistan e conferì una maggiore autonomia
agli stati del blocco sovietico nell’Europa centrale, cosa che presto portò alla dissoluzione dell’URSS e alla fine della guerra fredda. Gli fu assegnato il premio Nobel per la Pace nel 1990. Lanciò, con altri vincitori del Premio Nobel per la pace il “decennio della pace e della nonviolenza per i bambini di tutto il mondo” perché i primi 10 anni del nuovo millennio fossero dedicati all’ educazione alla nonviolenza.

Rigoberta Menchù, Guatemala

Nel 1992 che il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a Rigoberta Menchù, un’indigena maya del Guatemala, per il suo lavoro a favore della giustizia sociale e della riconciliazione etnico- culturale, basate sul rispetto per i diritti degli indigeni.
Ha partecipato come membro attivo al Comitato per l’unità dei contadini e contribuito a fondare l’ associazione dei Cristiani Rivoluzionari. “Noi intendiamo la rivoluzione secondo il reale significato della parola, ossia trasformazione. Se avessi scelto la lotta armata ora starei sulle montagne” ha spiegato.

Mario Rodriguez Cobos, detto Silo, Argentina

E’ un pensatore e scrittore argentino (nato nel 1939) che, a partire dalla sua città natale di Mendoza ha costruito un Movimento per la nonviolenza attiva oggi diffuso e attivo in tutto il pianeta.
Il suo pensiero si è sviluppato negli anni Sessanta. Silo diede la prima esposizione pubblica del suo lavoro nel 1969 sulla Cordigliera delle Ande, in un luogo chiamato Punta de Vacas, con un discorso chiamato “La Guarigione della Sofferenza”.
Da allora il Movimento si è sviluppato e si è espresso in campo politico, sociale e culturale attraverso la formazione in molti paesi del Partito Umanista, della Comunità per lo Sviluppo Umano e del Centro delle Culture; tutti questi organismi si basano per le proprie attività sul principio della nonviolenza esteso a ogni suo possibile aspetto.
Oggi la filosofia di questo Movimento è conosciuta come Nuovo Umanesimo Universalista ed è caratterizzata da due proposte di base:
 1. solidarietà, ovvero trattare gli altri come vorremmo essere trattati
 2. coerenza, ovvero pensare, sentire e agire nella stessa direzione
Molti progetti concreti nei campi della salute e della educazione continuano a crescere in oltre 120 paesi nei diversi continenti.
Silo si è ritirato dalla partecipazione attiva nel Movimento Umanista, ma continua a scrivere e a diffondere il suo Messaggio profondamente spirituale di umanizzazione in ogni angolo della terra.